Se vedessi un altro essere me fare questi piccoli gesti inutili, penserei che davvero il mondo è alla fine, che l’irreparabile ci sta mordendo alle calcagna. Se avessi quella lucida visione che ho nel vivisezionare gli altri, per vedere questo sciocco me stesso, ti direi:

Poiché "ci vuole un caos interiore per generare una stella danzante", io mischio tutto e osservo gli effetti di questo gioco di specchi che è la vita...
capecchi
chetelodicoafare
controkarma
diazepam
giovaneholden
hollywoodwaits
laetitia
lefty
litz
maqrollilgabbiere
personalità confusa
piccolo mondo antico
rents
scrivere, forse
via del matto
visitato *loading* volte
Itaca tieni sempre nella mente.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all’isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze,
Itaca t’ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti più.
| "La via del matto" Fabrizio Kotza, Edizioni Clandestine 2004 |
Fabrizio Kotza
La via del matto
(Poesie)
Formato 12,5 x 19,2
Pagine 64
Euro 6.50
Codice ISBN 88-87899-82-7
Collana Poesia
Anno pubblicazione: 2004
Sono abbastanza felice, potrei dire. Ho un’amante ho speranza ho due figli ho reazioni.
Fermo davanti ai consigli lampeggianti
di mio padre di un passante di una maga di un dottore.
Quando possedevo la metà
di tutto questo
volevo il doppio.
Invece ora non mi basta.
Troppo veloce il succedersi
Di desiderio azione risultato delusione.
Troppo rapido
Il cambio di inquadratura.
Scompare il mio aver sonno
con l’insorgere del mal di testa,
scompare il mal di testa
davanti all’incidente di un amico,
scompare l’incidente dell’amico
di fronte al suicidio consapevole
di questo stupido genere umano.
La formica sale casualmente sull’albero
e guarda due leoni sbranarsi
con la stessa indifferenza
del nostro dio annoiato.
E’ vero.
A volte ho pensieri fluidi
che scappano via in maniera allegra.
E sarebbe un vero delitto
inchiodarli
dentro una scatola quadrata
che al tre scompare.
Puoi decidere.
Lasci che qualcuno pensi che tu sei quello che scrivi e la sua realtà sarà distorta come lo è la mia dopo due bottiglie di vino rosso fermo.
Oppure spieghi che tu non sei il personaggio dei tuoi scritti, che questo non è un diario o un'autobiografia, che questa è una visione di una delle molteplici realtà. Non l'unica e non necessariamente quella vera. Monet non faceva fotografie. E neppure una fotografia sarebbe realtà.
Hai poi una terza possibilità: giocare. Tenere le tue cinque carte da poker e continuare a rilanciare fino a quando tutti gli altri giocatori scappano. Le carte non sono mai importanti, ciò che conta è il tuo sguardo fermo e la totale mancanza di paura di perdere.
C'è sempre la prossima mano per rifarsi.
La tizia mi dice:
"Io penso che la droga bisognerebbe legalizzarla. Perderebbe di fascino e la gente la userebbe meno. E poi così le varie mafie non ne avrebbero più il controllo. E senza controllo sulla droga perderebbero anche il potere economico che poi riciclano con altre attività di copertura. Ma tutto dovrebbe partire dalla legalizzazione della droga."
Ed io rispondo, guardandola bene negli occhi:
"Hai ragione, sai? Sono perfettamente d’accordo. Dovremmo legalizzarla, non perché questo farà migliorare le cose, quella della libertà che crea responsabilità o che elimina la Mafia è una balla. No, dovremmo legalizzarla per il motivo opposto: toccare finalmente il fondo. Ma non solo la droga. Dobbiamo legalizzare tutto. Legalizziamo droga, prostituzione, furti, pedofilia, mafia, violenze carnali, violenze psicologiche, sfruttamento, evasioni fiscali, camorra, omicidi, rapimenti, furti, caccia alle balene. Tutto. Consentiamo che l’essere umano porti fuori tutto ciò che ha dentro, nel profondo, che vomiti anni di repressione moralistica e che con questa bella rincorsa faccia un gran salto e si butti giù, nel profondissimo buio dell’eterna morte."
Lasciare senza parole le persone. Questo sì che è uno sport interessante. Molto più che mandare una palla dentro un buco o una rete o un cesto. Ci si potrebbe riempire gli stadi. Datemi un bipede ed io lo trasformerò in stupore. Meglio del Mago Astrakan. Questo è vero incantesimo senza trucchi e senza inganni. Meglio della trasformazione dei pani in pesci, dell’acqua in vino, del petrolio in smog, delle guerre in democrazia, degli invasati in invasi. La grande Magia è lasciare un dubbio. Dare un bivio a chi aveva solo strade dritte. Il dubbio è un colpo di pistola. Uccide più lentamente ma più in profondità. Pam! Pam! E la tizia dà soddisfazioni in questo perché davvero la vedo lì ferma al bivio, impietrita più di una bianca statua michelangiolesca.
Poi un giorno trovi il bipede che invece che rimanere senza parole ti ride in faccia e lì per un attimo la speranza in Dio o in un qualche essere pieno di luce nuovamente ti pervade. Finalmente qualcuno ti regala quell’emozione che tu stesso hai regalato a piene mani per anni. Ti ribalta la situazione con un colpo da judo e per la prima volta ti ritrovi sotto.
Lui, l’alieno, mi ha riso in faccia. L’alieno è il tizio a fianco della tizia che fino ad ora era stato tutto zitto a guardarmi giocare il mio gioco preferito. L’alieno per via dei grandi occhi neri e per il cranio rasato affusolato. L’alieno perché chi non è bipede deve necessariamente essere alieno. Insomma, questo essere non-umano mi ha riso in faccia e mi ha detto:
tu, guardati, sei niente, nulla, zero e pensi di rifarti annientando o nuotando controcorrente come un salmone impazzito. Hai uova nella tua pancia? No? Allora che senso ha questo nuotare in senso inverso? Guardati con il tuo giochino stupido, creato per nascondere la tua paura degli altri. Hai qualcosa da dire o ti lanci solo a peso morto nel cervello di qualcuno per vedere quanto ci affondi dentro? Bestiola simpatica, la vedi la ruota? Vedi come gira implacabile? Questo pugnale nella schiena un giorno ucciderà anche te, ed il tuo assassino se lo ritroverà conficcato nel cuore. Tutto gira. Firmiamo cambiali a lunga scadenza pensando che poi tutto si aggiusterà. Che qualcuno si dimenticherà di riscuotere o che le cose forse andranno meglio. Le cambiali le paghi. Sempre. E più tempo passa più gli interessi crescono.
Io avrei potuto rispondere un sacco di cose, ma l’alieno sembrava ipnotizzare la mia reattività, incartandola abilmente in una pellicola sottile e trasparente, come fai con un pezzo di prosciutto prima di metterlo nel frigo. Ed era una sensazione quasi piacevole lo starmene lì fermo a farmi appallottolare in silenzio. Ci sono sensazioni spiacevoli che a volte ti fanno sublimare. Puf! Nell’aere più impalpabile a contemplare gli atomi di azoto. Qualcuno la chiama morte, qualcuno estasi, altri nirvana. E’ solo un passaggio metafisico da una condizione ad un’altra.
Minaccia si è seduto su un divano e come al solito sta facendo finta di leggere. Chi non lo conosce penserà che il suo sia uno sprezzante gesto di un intellettualoide schifato dai bipedi, ed invece Minaccia è nel suo vestito mimetico preferito. Un intoccabile potenziale assassino. Eppure l’imponderabile è una bestiola ironica e piuttosto perversa. Al punto che fa avvicinare al nostro uomo qualcosa che potremmo definire un ritaglio in carne ed ossa di una ragazza da copertina. E lui fa finta di niente. Lei gli dice: so tutto di te, conosco tutto. So chi sei veramente, so che fingi, che sei un bastardo. Lui si gira piano e la guarda. Le fa un sorriso davvero malefico e riprende a far finta di leggere. Lei gli strappa il libro di mano e lo fissa davvero furibonda negli occhi.
Ecco l’imponderabile. Ecco la scena che non ti aspetteresti mai. Ecco l’assurdo davanti ai vostri occhi che si manifesta come il fiore di un cactus che si apra improvvisamente e che altrettanto improvvisamente appassisca. Perché lei si alza e va via. E lui riprende il libro e torna a far finta di leggere. Bum. Bum.
In realtà Minaccia ha solo deciso di smettere di amare. Amare è inutile quando il ricordo di una persona che hai perso coincide con l’amore. Se amore e persona persa sono la stessa cosa davvero tutto il resto diventa una piatta pianura che non vale la pena esplorare.
Ti svegli la mattina e vedi questo orizzonte infinito che non porta da nessuna parte. L’unica cosa che ti tiene ancora in vita è un sottile filo d’odio represso, pronto a scoppiare da un momento all’altro e senza alcun preavviso. Chiunque potrebbe essere la vittima sacrificale, perché per Minaccia ormai i volti sono tutti uguali. Io, tu o un altro non facciamo differenza. Siamo un tutto generico ed ostile, un grande mostro dalle mille teste che finge di non vedere, che evita con una apparente indifferenza.
Cosa ci rimane se non il nostro essere umani, il riuscire ancora a fermarci, per un attimo, ad osservare cosa è importante e cosa no. Forse tra qualche anno potrei guardare indietro e pensare: ma cosa è successo? Cosa mi hanno fatto? Io prima non ero così. Un tempo ero diverso, avevo dei sogni, volevo fare delle cose importanti. Cosa è cambiato? Perché non sono più quello di una volta?
E’ davvero vita questa? Svegliarsi, bere il caffè, prepararsi, andare a lavoro, mangiare qualcosa a pranzo, caffè, lavoro, casa, cena, televisione, a letto. E il giorno dopo in piedi, caffè, doccia, lavoro, pranzo, lavoro, cena, tv, letto. E’ questa la vita che sognavo per me?
O forse c’è dell’altro, c’è qualcosa di più vero, di più profondo, che ora non riesco a vedere.
Questa fuga dal carcere non può essere né un fatto solitario né collettivo. Probabilmente c’è qualcuno, come me, pronto alla fuga, e come me pensa di essere solo. Probabilmente sarà un cenno a farci riconoscere, uno sguardo di un secondo. E fuggiremo in tre, quattro, forse cinque. Un piccolo numero di persone che non si sono mai dovuti dire tutto per capire cosa c’è oltre questo tutto non detto.
Cammineremo lenti e silenziosi lungo lo stretto cunicolo che porta fuori. E il tragitto sarà già libertà.
Poiché tutto è creato dalla nostra mente devo supporre che tutto ciò che mi sta accadendo
l'abbia deciso una parte del mio io che ama stupirmi. Un mio io piuttosto masochista, ma divertente.
La mia mente ha creato te, ha creato lui, li ha messo dentro una storia, ha invertito il buon senso, ha tolto la morale, ha fatto sì che sia normale sbagliare. Ha messo un dubbio, una paura, un'euforia adrenalinica.
Ha creato te bella e perfetta. Innamorata, forse. E ti ha messa dentro una storia in cui qualunque azione sarà dannosa. Se stai fermo fai del male a te stesso. Se ti muovi fai male a qualcun altro.
Questo ballo a distanza non può essere altro che la creazione di una mente dotata di grande senso dell'ironia. Una mente che ammicca e che rimane ferma a guardare.
Una festa è un dubbio da risolvere in fretta.
Io arrivo, guardo e mi interrogo. Mi faccio scivolare addosso le risposte, non trovo risposte
E tutte le volte ricomincio il gioco.
Tu o un’altra non fa differenza. Quando perdi la capacità di emozionarti, quando è tutto a-pathos, apatia, tu diventi freddo e immobile come questo bicchiere.
Quanti istanti passati ad osservare la gente, sapessi. Quanti istanti. Puoi guardare gli alberi, o un muro, o una bicicletta incatenata ad un palo. Puoi fissare una fontana o un semaforo lampeggiante. Ma quando osservi questi buffi esseri umani a volte avverti il loro respiro, che entra ed esce. Questi buffi motori ad ossigeno hanno spesso sguardi seri e pensierosi. Io li osservo e ne rimango sinceramente affascinato.
Niente emozioni, niente pathos nell’osservazione. Solo una divertita e fredda contemplazione, simile a quella di chi osserva un batterio o una tarma.
Guarda la festa e guarda i movimenti. Guarda i riti, i corteggiamenti, guarda la noia. Guarda il formicaio brulicante. Puoi stare di qua o di là. Puoi entrare nella festa, puoi rimanerne fuori o puoi osservarla. In ogni caso la festa va avanti.
- La maggior parte dei mimi che vedi in giro per le città sono in realtà degli iniziati
di una scuola esoterica che insegna il potere del controllo e della fermezza.
Io stesso ne ho fatto parte, circa tre anni fa.
La scuola è estremamente selettiva e rimangono solo coloro che vincono almeno tre
sfide consecutive.
- Sfide?
- Sì, in una stanza trovi un mimo in una posizione, su una sorta di piedistallo.
Tu devi salire sul piedistallo di fronte a lui ed assumere la sua identica posizione.
Il primo dei due che da lì in poi fa anche il più impercettibile movimento perde la
sfida e viene espulso dalla scuola.
Solo a quel punto il vincitore può cambiare posizione e sfidare il prossimo che entra
nella stanza dopo cinque minuti esatti.
- Ma chi determina se uno dei due si muove?
- C'è un maestro che osserva e decide.
- E quanto durano in medie queste sfide?
- Beh, a volte anche parecchie ore.
- E tu hai vinto le tre sfide?
- No. Alla mia terza sfida è entrata una persona identica a me, che si è messa
nella mia posizione in maniera assolutamente speculare. Una frazione di secondo dopo
che lui si è posizionato io mi sono svegliato in un letto in un posto sconosciuto
e da lì è cominciata la vita che vivo tuttora.